Rubrica · Sguardi Educativi

Ascoltare per includere: la voce del minore tra scuola, servizi e territorio

Di Jessica Paternostro · Rubrica Sguardi Educativi · 7 ottobre 2026

Un bambino e un uomo anziano sdraiati a pancia in giù su un tappeto a righe, uno di fronte all'altro, con il mento appoggiato sulle mani, mentre si guardano e parlano.
Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

Un contributo della rubrica Sguardi Educativi, rivolto a insegnanti, educatori, assistenti sociali e a chi lavora nei servizi per minori. Riflette su che cosa significa ascoltare davvero un bambino o un ragazzo, e perché l'ascolto non è un gesto di cortesia ma una condizione dell'inclusione.

Quando parliamo di minori, siamo spesso portati a concentrarci sui loro bisogni, sulle difficoltà che incontrano e sulle risposte che adulti e servizi possono offrire. Ma prima ancora di chiederci di che cosa abbia bisogno un minore, dovremmo domandarci: lo stiamo davvero ascoltando?

Ascoltare non significa semplicemente lasciarlo parlare, ma riconoscerlo come persona, con una propria storia, emozioni, desideri e capacità di esprimere il proprio punto di vista, in relazione alla sua capacità di discernimento.

Il fondamento: l'articolo 12

Questo principio trova fondamento nell'articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che riconosce al minore il diritto di esprimere liberamente la propria opinione nelle questioni che lo riguardano e di essere ascoltato.

Come evidenzia Laura Lundy nel suo contributo Voice is not enough (2007), tuttavia, dare voce al minore non è sufficiente: è necessario offrirgli uno spazio adeguato, incontrare adulti realmente disponibili all'ascolto e permettere che il suo punto di vista venga preso in considerazione.

Anche una recente revisione sistematica di McCafferty e Mercado García (2024) evidenzia l'importanza della qualità della relazione tra minore e professionista e del contesto nel quale avviene la partecipazione.

Il rischio di parlare del minore senza parlare con lui

Nei servizi educativi e sociali, quindi, il rischio è parlare del minore senza parlare realmente con lui. La scuola, la famiglia, i servizi educativi e socio-assistenziali e il territorio dovrebbero invece costruire una rete capace di ascoltarlo, riconoscerne le risorse e accompagnarlo nel suo percorso.

Ad esempio, a scuola, un bambino che manifesta comportamenti oppositivi o cerca continuamente l'attenzione potrebbe essere semplicemente considerato «problematico». Ma dietro quel comportamento potrebbe esserci il bisogno di sentirsi ascoltato, visto e riconosciuto: prima di «correggere» il comportamento, dovremmo chiederci che cosa sta cercando di comunicarci.

Dove ascolto e inclusione si incontrano

Ed è qui che ascolto e inclusione si incontrano. Essere inclusi non significa soltanto essere presenti, ma poter partecipare, sentirsi riconosciuti e avere voce.

Come assistente sociale e professionista nei servizi educativi, credo che una delle sfide principali sia proprio questa: non chiederci soltanto «di che cosa ha bisogno questo bambino?», ma anche «che cosa ci sta raccontando?» e «come possiamo renderlo parte attiva del proprio percorso?».

Perché non può esserci una vera inclusione senza ascolto. Ascoltare è una responsabilità educativa e professionale, uno strumento di tutela e partecipazione e, soprattutto, un modo per comunicare a ogni minore che la sua voce conta.

Riferimenti bibliografici

Jessica Paternostro

Assistente sociale, ambito socio-sanitario, educativo e scolastico

È assistente sociale abilitata all'esercizio della professione e ha maturato esperienza in ambito socio-sanitario, educativo e scolastico. Si è occupata di osservazione e valutazione dei bisogni, accoglienza e presa in carico, orientamento ai servizi e case management, con particolare attenzione alla promozione dell'autonomia, dell'inclusione e della tutela dei diritti, anche dei minori. Ha sviluppato esperienza nel lavoro in équipe multidisciplinari e nella relazione d'aiuto con minori, famiglie e professionisti.

Si interessa in particolare di infanzia e adolescenza, inclusione e partecipazione, e considera la formazione continua e l'aggiornamento professionale strumenti fondamentali per crescere, confrontarsi e mantenere uno sguardo attento e consapevole.

Profilo LinkedIn →

Rubrica · Sguardi Educativi

Lo spazio di Starry Mind Academy dedicato alle voci dei professionisti dell'educazione e della cura: esperienze, pratiche e riflessioni che ampliano lo sguardo sulla complessità dei processi educativi.

Sei un professionista dell'educazione o della cura e vuoi proporre un contributo? Scrivici.

Contributo sottoposto a revisione editoriale. Come lavoriamo

← Torna alle riflessioni

Opzioni di lettura